Scegliere bene la nostra Università

Una scelta importante nella nostra vita sara’ sicuramente la scelta dell’Università. Spesso questa scelta invece e’ fatta di corsa perche’ di solito viene fatta quando l’esame di maturità e’ alle porte.

Per prima cosa sarebbe opportuno vedere quali sono le proprie capacità ed interessi, se ci iscriviamo a un corso di laurea che non ci interessa di sicuro il fallimento e’ certo. Molti anzi moltissimi studenti finiscono per scegliere l’università sotto suggerimento dei genitori o amici e molti di questi abbandonano il corso perche si sono resi dell’errore che hanno fatto.

Per evitare questi abbandoni ci sono tantissimi test che sono dei questionari online e spesso ci aiutano su quale orientamento scegliere. Dopo aver focalizzato il proprio orientamento e’ anche consigliabile scegliere l’università guardando al mondo del lavoro. Inutile ricordare e dire che al giorno d’oggi molti anche essendo laureati trovano lavoretti che non rispecchiano per niente i loro sacrifici fatti per lo studio.

Altra cosa da scegliere e’ il luogo dei nostri studi. I ragazzi più fortunati che abitano in città grandi tipo Milano, Roma, Bologna ecc. ecc. non hanno bisogno di spostarsi ma per molti moltissimi altri si. Ovviamente non sara’ una scelta facile perchè scatteranno molte cose dietro questa cosa come ad esempio trovare un alloggio ma anche vivere lontano dai propri familiari e amici. Per contenere i costi comunque possiamo restare vicino casa visto che studiare all’università costa e neanche poco.

Ci sono numerevoli tasse universiatrie e molto alte considerando anche libri di testo e i costi della trasferta per chi decide di andare a studiare in altra città, ma in quel caso si potrebbe scegliere la strada del piccolo lavoro part-time per mantenersi le spese.

Sicuramente scegliendo l’università bisogna vedere pure in quale ateneo andare cosi proviamo ora a darvi qualche suggerimento: a guidare questa classifica i politecnici di Milano e Torino sono i primi mentre tra le universita’ statali troviamo Modena Reggio Emilia e Trieste.

La Bocconi e’ la prima tra le private e la Luiss ed il San Raffaele la precedono.

L’Erasmus

L’European Action Scheme for the Mobilty of University Student e’ un programma destinato dalla Commissione Europea e dove l’Unione Europea sostiene l’istruzione e promuove la mobilità e lo scambio degli studenti europei.

Se hai superato tutti gli esami del primo anno e sei al secondo anno l’Erasmus e’ destinato a te. La Commissione Europea ti aiutera’ con un aiuto finanziario se farai un periodo di studio di almeno 3 mesi ed al massimo di un anno accademico in un Paese partecipante.

I paesi partecipanti sono:

  • Austria

  • Belgio

  • Bulgaria

  • Cipro

  • Danimarca

  • Estonia

  • Finlandia

  • Francia

  • Germania

  • Grecia

  • Irlanda

  • Italia

  • Lettonia

  • Lituania

  • Lussemburgo

  • Malta

  • Paesi Bassi

  • Polonia

  • Portogallo
  • Regno Unito
  • Repubblica Ceca
  • Romania
  • Slovacchia
  • Slovenia
  • Spagna
  • Svezia
  • Ungheria

I vantaggi di questo programma sono davvero molti come a esempio: accrescere le competenze linguistiche ed internazionali, migliorare le proprie prospettive professionali. Vivere in una cultura diversa e crearsi una rete di amici europei, imparare ad orgranizzare la vita da soli, oltre la propria famiglia. Il soggiorno per essere riconosciuto dovrà essere sottoscritto con un Learning Agreement nel quale la facoltà di appartenenza approva il programma di studio da svolgere all’estero.

Gli esami durante il soggiorno verranno sostenuti nella lingua del paese ospitante e questa regola vale per il francese, spagnolo, tedesco, e portoghese. C’e’ un eccezione ed e’ raprresentata dai paesi le cui lingue sono poco conosciute o poco studiate. Come detto sopra ci sono dei vincoli ai crediti che si possono acquistare all’estero cioe’ lo studente quando presenta il Learning Agreement dovrà avere due terzi dei crediti previsti per il periodo di durata della borsa.

Invece se lo studente ha gia’ ottenuto la borsa Erasmus durante la laurea e vuole ripeterne l’esperienza puo’ farlo tranquillamente con un ciclo di studi univeritari piu avanzati.

Quale liceo prendere dopo le medie?

Prima di finire le medie un dubbio ci assale. Quale liceo scegliere? Come sceglierlo? Sicuramente una cosa sappiamo che la scuola migliore non esiste ma solo quella che fa al piu’ caso tuo.

Se tu segui le tue abilita’ e i tuoi interessi e ami cio’ che fai, e usa buon senso non prendere quelle scuole dove nelle materie andavi male. Chi ti puo’ consigliare sicuramente bene sono i tuoi genitori ma cosa importante la scelta finale e’ la tua.  Ora tentiamo di descrivere i licei.

Il liceo Classico lo consigliamo se ti piace scrivere e studiare lingue antiche come ad esempio il Greco, mentre il liceo Linguistico potrebbe servirti per lavorare con paesi stranieri.

Se invece ti piace disegnare c’e’ il liceo Artistico mentre se la tua aspirazione e’ la musica c’e’ il liceo Musicale e coreutico. Poi ci sono gli istituti tecnici che si divono in due specialità quello tecnologico e quello economico. L’indirizzo economico ha settori come l’amministrazione, finanza e marketing, turismo. Quello economico ha un qualcosa come 9 indirizzi: elettrotecnica e elettronica, informatica e telecomunicazioni, grafica, trasporti e logistica, meccanica, chimica, moda e agraria.

Ultimo ma non ultimo se sei nato per fare il matematico c’e’ il liceo Scientifico.

Dopo aver fatto la pre iscrizione e’ importante che il ragazzo faccia un salto nella sua nuova scuola per fissare un’incontro con il preside e si faccia spiegare quali discipline saranno spiegate durante l’anno. Non scoraggiatevi se l’anno scolastico e’ cominciato e avete capito che l’indirizzo scelto non vi piace o non riuscite ad applicarvi potete cambiare scuola e indirizzo subito.

Asili Nido: E’ rivoluzione grazie alla “buona scuola”

Nella riforma dell’istruzione messa appunto dal Governo ci sara’ un stop alla separazione tra asilo nido e scuola dell’infanzia.

Ci sara’ un azzeramento che prevede 0-3 anni per gli asili nido e 3-6 anni per le scuole dell’infanzia, in questomodo i nidi non saranno più un servizio a domanda ma saranno gestiti dai Comuni.

La legge Puglisi inoltre prevede un contributo finanziario non solo per nuovi servizi e scuole ma anche per la successiva gestione. Il 50 % dei costi di gestione sarà a carico dello Stato mentre il restante resta alle Regioni ed enti locali. La legge inoltre prevede che gli educatori dovranno avere una formazione di continuo all’interno di percorsi universitari e dovranno essere continuamente formati. Inoltre ci si preoccuperà pure della distanza tra casa e scuola che dovrà essere coperta in tempi ragionevoli. Inoltre le aziende potranno erogare alle famiglie (che hanno un figlio di età compresa tra i 3 mesi e i 3 anni) un buono chiamato Ticket nido fino a 150 euro che potra’ essere spendibile nel sistema dei nidi accreditati o del comune.

I nido, dal 1971, sono gestiti dalle amministrazioni comunali. Solo dal maggio 2009 la legge sul federalismo fiscale li ha riconosciuti come servizi fondamentali e quindi oggetto di finanziamento da parte della fiscalità generale, ma ancora oggi gravano quasi interamente sui bilanci dei comuni. Negli ultimi anni alcune amministrazioni locali, per reggere il definanziamento progressivo, hanno abbassato la qualità dei servizi gestiti direttamente o indirettamente. In altri casi, hanno aumentato le rette richieste alle famiglie.
Il piano straordinario di interventi per lo sviluppo, varato nel 2006, e rifinanziato solo nel 2008 e 2009, ha fatto salire la quota bambini che si avvale di un servizio socio-educativo pubblico dal 9,5 per cento al 14 per cento. L’Unione europea aveva chiesto ai paesi aderenti il 33 per cento di posti nido entro il 2010, l’Italia ha rinviato l’obiettivo al 2020.

Per la scuola dell’infanzia, invece, dove il 94 per cento dei pre-adolescenti italiani trova inserimento, le scuole gestite direttamente dallo Stato danno risposta al 60 per cento dei bambini, quelle paritarie pubbliche, cioè controllate dai comuni, al 12 cento. Il resto è affidato ad associazioni e privati. L’Europa chiede il 90 per cento di mano pubblica sui 3-6 anni, la legge delega punterà al 75 per cento. La compartecipazione economica delle famiglie, ancora, non dovrà superare il 20 per cento del totale.

Scuola: In arrivo una “Rivoluzione”

Il mondo della scuola si e’ svegliato con una notizia e ora e’ in ansia per il tanto atteso decreto-legge che sta arrivando.

Sono molto combattuti tra chi teme troppe novità e chi ha la speranza che finalmente l’attesa stia per finire.

Infatti Renzi presenterà tra pochi giorni questa legge in parlamento che sa tanto di Rivoluzione Scuola.

Al primo punto della legge troviamo l’Assunzione di tutti i precari sicuramente e’ la novità tanto attesa dalla maggior parte di persone. La stima del ministero parla di 123 mila supplenti in attesa e la chiusura della graduatoria fa pensare che la nuova legge integri finalmente la fine di questa attesa. Le graduatorie chiuse rappresentano una nuova speranza e sancirebbe la fine del precariato.

Secondo i sindacati sono 60 mila quelle persone che non troveranno posto di lavoro reclutati dalle liste d’istituto ma potrebbero vedersi riservare una quota di posti nei prossimi concorsi.

Al secondo posto del decreto-legge troviamo il Curriculum dello Studente una novità. In pratica sarebbe che gli studenti potranno personalizzarsi il curriculum scegliendo alcune materie opzionali su un ventaglio di discipline offerte dalla scuola. Insomma un po’ come viene all’Università per alcune materie.

Il governo punta anche di inserire più Musica e Sport nella scuola primaria e più Arte nella secondaria. Nel fare il decreto c’e’ anche una competenza trascurata nel passato ossia l’educazione motoria alla scuola elementare.

Ultimo punto riguarda gli indirizzi scolastici vicini alle aziende e alle imprese. Si creerà un ponte tra mercato del lavoro e scuola e la legge si occuperà pure dell’alternanza scuola – lavoro per almeno 200 ore l’anno.

Cosi’ il governo proverà a festeggiare il suo primo anno di attività ma trova subito nei sindacati una dura opposizione. Difatti la Cgil pensa che sia ancora in un buio profondo, e se si entra nei contenuti non sembrano cosi chiari come il piano assunzioni. Gli fa eco la Gilda Insegnanti che dice che sono solo slogan e attendono il 27 febbraio quando il consiglio dei ministri approverà. La Uil altrettanto riflette il malcontento dicendo che per gli insegnanti non s’e’ visto neanche un euro per riconoscere loro l’impegno e professionalità.